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topmodel

Una top model (termine inglese coniato negli anni ottanta[1]) o supermodella[2] è una modella o fotomodella di fama, che lavora per agenzie pubblicitarie e stilisti,[3][4] generalmente con compensi molto alti.

Hanno un’immagine sufficientemente forte da trasformarli in testimoni d’eccezione di alcune multinazionali della bellezza e in vere e proprie stelle mondiali.

Dagli anni novanta si usa anche al maschile, per identificare i modelli di grande successo

Il concetto di top model è nato sui media, e non costituisce uno standard culturale ben preciso, anzi, si può dire che esso sia cambiato nel tempo. In ogni caso tutte le supermodelle e i supermodelli sono modelli famosissimi e riconoscibili dal pubblico esattamente come una qualsiasi celebrità di Hollywood, hanno contratti pubblicitari e con firme di alta moda.

Lisa Fonssagrives è considerata da molti la prima supermodella della storia

Il termine supermodel, tradotto subito in italiano come supermodella, si diffonde nella cultura popolare negli anni ottanta enovanta. Michael Gross scrive, in Model: The Ugly Business of Beautiful Women, che la parola sarebbe stata usata per la prima volta negli anni quaranta, da un agente chiamato Clyde Matthew Dessner, che scrisse una sorta di manuale della moda. A quell’epoca erano considerate supermodelle Cathee Dahmen, Dorian Leigh, Dovima e Anita Colby.

Ma la primissima supermodella sembra essere stata Lisa Fonssagrives: tra gli anni trenta e cinquanta, infatti, ha conquistato le copertine di riviste prestigiose come Town & Country, Life, Vogue, la prima edizione di Vanity Fair e Time. Proprio la relazione traVogue e la Fonssagrives ha accresciuto la reputazione della testata nel mondo della moda.

Nel 1968 il periodico Glamour stila una nuova lista di cinquanta supermodelle, tra le quali spiccano Twiggy, Lauren Hutton,Penelope Tree, Cheryl Tiegs, Veruschka e Jean Shrimpton.

Altro tratto distintivo è il cachet stellare: un top model guadagna generalmente tra i 30.000 e i 50.000 dollari al giorno.[5][6][7][8]

Molto spesso i top model sono etichettati dai media anche come sex symbol.

 

Negli anni settanta alcune modelle si distinguono dalle altre per una celebrità maggiore, il pubblico era in grado di riconoscerle subito tra le tante. Tra queste Janice Dickinson, Cheryl Tiegs e Christie Brinkley[9].

Solo negli anni ottanta, però, le top model dominano l’immaginario collettivo, costituendo il canone di bellezza per eccellenza dell’epoca: la donna irraggiungibile, perfetta, dal fisico statuario. Tra queste erano sicuramente supermodelle Carol Alt, Pavlína Pořízková, Elle Macpherson e Cindy Crawford.

Gli anni novanta saranno anche detti l’era delle supermodelle, e il mondo dei media è dominato da questa ristretta cerchia di donne perfette.

Tra queste figurano indubbiamente Jenny Shimizu, Tyra Banks, Stephanie Seymour,Cindy Crawford, Linda Evangelista, Christy Turlington, Naomi Campbell, Claudia Schiffer, Tatjana Patitz, Helena Christensen, Karen Mulder, Valeria Mazza, Tatiana Sorokko, Amber Valletta, Shalom Harlow, Yasmeen Ghauri, Carla Bruni, Stella Tennant,Eva Herzigová, Emma Sjöberg e Beverly Peele; quest’ultima, chiamata inizialmente “Baby Naomi”, ha conquistato 250 copertine, ed è stata la prima modella di colore ad apparire sulla copertina di Mademoiselle, nel 1989. Ad inizio anni Novanta sfilano per le più grandi case di moda anche Marpessa Hennink e Nadège du Bospertus caratterizzate tuttavia da fisici molto più esili rispetto alle loro colleghe.[10][11]

Anche se molte modelle sono state denominate «top model» durante questo arco di tempo, solo le cosiddette “Big Six” sono state ufficialmente riconosciute e accettate dal mondo della moda come top-model: Claudia Schiffer, Cindy Crawford, Kate Moss, Linda Evangelista, Naomi Campbell e Christy Turlington. Erano le più richieste, dominando collettivamente le copertine delle riviste, le passerelle di moda, le pagine degli editoriali e la pubblicità trasmessa.[10][12]

 

 

 

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